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04/05/2016 Voucher, Renzi non ci ha convinti: quello strumento va abolito

Renzi non ci ha convinto: i voucher vanno aboliti, non modificati. La questione morale di questo Paese si chiama lavoro povero, un vero e proprio caporalato del XXI secolo che vale 7 euro e 50 l’ora, meno di due pacchetti di sigarette. Soltanto che noi parliamo della vita dei giovani, che in questo Paese sbattono la testa ogni giorno per non morire di depressione. Occorre un piano straordinario per il lavoro, non incentivi a pioggia.

Persino i numeri snocciolati da Renzi sul Jobs Act sono una goccia nel mare di un precariato gigantesco, e parlano in ogni caso ad una generazione tra i 40 e i 50 anni. Mentre ai giovani e alle donne niente, neanche le tutele crescenti. Come dimostrano i dati.

Se Renzi fosse un vero rottamatore, abolirebbe i voucher e direbbe a quelle imprese che ne abusano “da domani è vietato” – altro che tracciabilità! – e magari ritirerebbe loro gli incentivi. A proposito di tracciabilità: nel 2015 sono scomparsi 30 milioni di voucher, probabilmente sottratti al fisco. Secondo l’Istat non si sa che fine abbiano fatto. È del tutto evidente che il Jobs Act ha favorito in maniera patologica l’utilizzo dei voucher, utilizzo che doveva essere riservato ad una fetta residuale di lavoro. La regola piuttosto che l’eccezione. Il messaggio è chiaro: tutti licenziabili. Come la favola che raccontate da venti anni: meno diritti e bassi salari equivalgono a più crescita. Falso, roba da apprendisti stregoni. Basta guardare il tasso di occupazione che è arrivato al 56,7%, peggio dell’Italia solo Croazia e Grecia. Con numeri che riguardano il sud e le donne che ci mettono in diretta competizione con lo Zimbabwe e la Sierra Leone. Purtroppo Renzi preferisce la propaganda alla realtà.

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