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24/01/2017 Regeni, ancora inchiodati alle mezze verità del governo egiziano

È passato ormai un anno e siamo ancora inchiodati alle mezze verità del governo egiziano, ai depistaggi, ai tentativi maldestri di coprire le responsabilità sulla tortura e l’uccisione di Giulio Regeni. C’è il lavoro attento e scrupoloso della magistratura italiana a cercare di ricostruire ciò che accadde in quei giorni, e a loro va tutto il sostegno di chi vuole che i responsabili di questa morte siano assicurati alla giustizia. Ma c’è una verità storica che emerge da questa vicenda e che non è pensabile cercare di cancellare con l’antica tecnica del lasciar passare l’acqua sotto i ponti.

L’Italia ha congelato la vicenda egiziana delegando alla magistratura il compito di accertare la verità su quel brutale omicidio. Ma la morte di Giulio ha aperto uno squarcio su una realtà che per troppo tempo abbiamo voluto ignorare. Giulio era in Egitto proprio per questo, per documentarla, per studiarla, per cambiarla.

L’Egitto è un Paese che sta scivolando velocemente verso il baratro, eppure il nostro governo continua a considerare il Generale Al Sisi ed il suo governo un interlocutore fondamentale non solo sul piano politico ma anche e soprattutto su quello commerciale. Quello che stiamo vivendo sarà in ogni caso il secolo dei diritti umani, della loro riaffermazione o della loro negazione. A noi spetta solo scegliere da quale parte della storia vogliamo schierarci.

[ssba]
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