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12/12/2016 Ecco la verità sul trattamento previdenziale per i parlamentari

Si è scatenata l’ennesima aggressione qualunquistica contro i parlamentari a proposito del loro trattamento previdenziale. Con uno stile delinquenziale si butta fango ignorando quello che invece è stato fatto per abolire i vecchi vitalizi.

Infatti dal 30 gennaio 2012 i vitalizi sono stati aboliti e sostituiti da un trattamento previdenziale determinato con il sistema contributivo, moltiplicando il montante individuale dei contributi per il coefficiente di trasformazione relativo all’età del deputato al momento del conseguimento del diritto alla pensione. Cioè lo stesso trattamento in vigore per tutti i lavoratori.

La trattenuta mensile su ogni parlamentare è obbligatoria ed è di mille euro al mese. Dal 2012 é venuta meno la possibilità di integrare con una contribuzione volontaria il minimo obbligatorio di 5 anni completi di versamenti e se la legislatura si scioglie anticipatamente si perde anche la possibilità di chiedere la restituzione di quanto versato.

Dunque se la legislatura non è completata, si perde quanto versato. Se si voterá anticipatamente, ad esempio a giugno 2016, i parlamentari alla prima legislatura perderanno 52 mila euro e la pensione di circa 800 euro lorde a 65 anni. Questa è la realtà.

Mi aspettavo che venisse dunque evidenziato: 1) i vitalizi non ci sono più, 2) le pensioni sono rapportate agli effettivi contributi e se non si versa per tutta la legislatura si perde quanto versato. Il Parlamento ha adottato una normativa rigorosa a partire dal 2012 che si applica per la prima volta su tutti i 945 parlamentari e oltre 600 deputati e senatori alla prima legislatura. Se si vota in primavera non avranno nessuna pensione e in più perderanno tutti i contributi previdenziali versati da marzo 2013.

Invece si inventa una presunta ed inesistente volontà di aggirare la vigente normativa sui trattamenti pensionistici rinviando le elezioni. Così si semina qualunquismo e antiparlamentarismo e ciò è ancora più grave quando a farlo sono giornalisti del servizio pubblico.

Naturalmente i capi del M5S sono stati i più lesti a diffondere questa autentica calunnia. Ne “La scuola de dittatori” di Ignazio Silone, due personaggi girano l’Europa per imparare l’arte della dittatura, e l’esule Tommaso fornisce la cinica lezione: “Se voi mirate al successo, dovete attenervi a questa regola: dovete gettare il discredito sul sistema tradizionale dei partiti e sulla stessa politica, renderli responsabili di tutti i mali della patria e aizzare contro di essi l’odio delle masse”.

[ssba]
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