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11/07/2014 Produzione industriale: l’Italia non è un Paese finito, ma un Paese spezzato

Il dato sulla produzione industriale ha suscitato alcuni giusti interrogativi sulla qualità della politica economica del Governo.
Vale poco infatti contrapporre come fa Renzi a questo segnale quello sulla ripresa dell’occupazione, che cresce sul mese e cala sull’anno.
Più interessante è invece leggere anche questi dati alla luce di uno studio della SDA Bocconi, da cui si evince come la crisi abbia cancellato il 16% delle PMI, un’ecatombe, ma anche che la metà di quelle rimaste abbia avuto negli anni della crisi un andamento positivo.
Le storie di maggior successo, dove si determina una crescita annua media del 12%, si concentrano fra Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria.
Cosa significa questo?
Che l’Italia non è un Paese finito, ma un Paese spezzato.
C’è chi è salito e chi è precipitato, e questo vale per imprese e sistemi territoriali, e quindi per i lavoratori o chi vorrebbe esserlo.
In assenza di una politica economica espansiva, incompatibile con il regime dell’austerità e del primato dell’export, questo trend è destinato a proseguire, con il suo corollario di impatto crescente sui conti pubblici e quindi sul welfare.
Il Governo Renzi sotto questo aspetto, che è quello decisivo, è in stretta continuità con tutti quello che lo hanno preceduto.
Credo che sia tuttavia anche il suo punto di maggiore difficoltà, quello su cui è più alta la possibilità di costruire uno spazio ampio di discussione e azione a sinistra.
Ci proveremo.

[ssba]
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