• Gruppo Sinistra Italiana
Home » Blog » Perchè ‘the Mission’ non aiuta l’azione umanitaria
07/08/2013 Perchè ‘the Mission’ non aiuta l’azione umanitaria

8428957238_a9d7cb15c7_c

Ieri mattina Gennaro Migliore e Nicola Fratoianni hanno presentato un’interrogazione parlamentare denunciando il pericolo di spettacolarizzazione del dolore nel reality “the Mission”, uno show che la Rai ha in programma di produrre nei campi rifugiati in Sud Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo e in Mali. Al reality dovrebbero partecipare Emanuele Filiberto, Al Bano, Paola Barale, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi tra gli altri. L’iniziativa della Rai era già stata messa in cantiere circa un anno fa, concepita insieme alla ONG Intersos e l’UNHCR, l’agenzia ONU che si occupa di rifugiati. Per comprendere le motivazioni che hanno ispirato “the Mission” bisogna fare qualche passo indietro.

La premessa a questo progetto riguarda certamente la promozione dell’azione umanitaria, che è in picchiata dal 2006; si parla sempre meno sia delle urgenze che delle campagne in corso. Molti tentativi sono stati fatti in questi anni per proporre il tema umanitario in prima serata televisiva, portando operatori dei media nei paesi in crisi, cercando di raccontare la povertà e la fuga con taglio giornalistico. Purtroppo questi programmi non hanno mai raggiunto uno share dignitoso. Negli intenti di Intersos e di chi ha ideato questo show, quindi, c’è comprensibilmente il desiderio di portare in primo piano il tema dell’azione umanitaria, per “rendere più comprensibile all’opinione pubblica italiana la condizione vera dei rifugiati, troppo spesso e troppo sbrigativamente raffigurati come una minaccia alla nostra sicurezza”, come afferma in una sua nota di oggi Laura Boldrini, presente alle prime riunioni introduttive al progetto “the Mission” in qualità di portavoce dell’UNHCR.

Inoltre, nelle valutazioni preliminari si sarà considerato il fatto che un programma con considerevole risalto mediatico può essere un’inestimabile fonte di finanziamento per le ONG e i loro progetti di solidarietà, in un periodo storico in cui i fondi per la cooperazione sono in via di estinzione (l’Italia, per quanto riguarda il valore dei fondi destinati agli aiuti, è agli ultimi posti in Europa). Il settore umanitario, a partire dalla guerra in Iraq e soprattutto con le operazioni afgane a partire dal 2001, è stato massicciamente embedded nell’agenda militare e ha perso molti dei suoi connotati di denuncia che alcune ONG hanno tentato di praticare all’inizio, riducendo considerevolmente lo spazio d’azione umanitario e le sue motivazioni. Il tema quindi si porta dietro risvolti politici considerevoli, che vanno ben oltre la questione mediatica.

A quanto pare lo show “the Mission” non vorrebbe essere un vero e proprio reality, i personaggi dovrebbero rimanere nei campi profughi e dare una mano agli operatori umanitari. Ciò non risolve il dubbio molto forte che questa operazione possa portare a una spettacolarizzazione del dolore e squalificare le professionalità sul campo. Ci vuole molta perizia e sensibilità per non mancare di rispetto a chi si trova in condizioni di forte svantaggio e privazione. I centri per rifugiati nei paesi africani accolgono persone con un vissuto terribile: donne, bambini e uomini in fuga da guerre, violenze, persecuzioni, torture, carestie. Sono fuggiti dai loro paesi di origine per cercare riparo e accoglienza e per salvare le proprie vite. Di tutto hanno bisogno fuorchè di essere inseriti in un contesto televisivo commerciale che ne avvilisce la condizione e anche il mondo delle ONG se ne sta rendendo conto.

Rimane il fatto che l’Italia è un paese ricco di talenti, dove non sarebbe affatto difficile ideare qualcos’altro su questo tema, con una cifra anche popolare ma radicalmente diversa. La Rai, se volesse investire e comunicare sul sociale, potrebbe mandare 10 registi ognuno in un campo a filmare, raccontare, immaginare dei film grandi e popolari. Si metterebbero pancia a terra per fare finalmente una televisione diversa, affrontare le grandi narrazioni, raccontare la realtà, il mondo e le vite degli altri.

Foto South Sudan Clinic

[ssba]
Commenta