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27/04/2016 Pd campano, senza selezione vera i partiti perdono l’anima

Non credo che tutta la politica sia sporca e corrotta. Altrimenti avrei scelto di fare altro, nella vita. Ho incontrato persone oneste, umili, competenti, al servizio dei partiti e delle istituzioni. Ho sempre frequentato piazze, strade, fabbriche nella mia regione, la Campania. Sono i luoghi dell’anima, i luoghi di una militanza civile dove incrocio problemi, speranze e aspettative. La camorra l’ho annusata tante volte: puzza e fa schifo. E nessuno può dire: non me ne sono accorto, non l’ho riconosciuta. Perché abita nel tessuto economico, occupa militarmente il territorio, condiziona la partecipazione e l’espressione libera del voto. La percepisci dall’odore e non devi essere particolarmente sveglio per capirlo.

Mi hanno insegnato questo la prima volta che ho messo piede in una sezione di partito. Il messaggio non era semplicemente “fai attenzione”, ma “tieni la schiena dritta”. Ho sempre seguito questo consiglio, soprattutto quando ho assunto ruoli istituzionali. Ieri ho letto tante sentenze di condanna prima ancora di leggere le carte, in merito all’ultimo scandalo che ha colpito il Pd in Campania. Non mi unisco al coro. Troppo presto e troppo facile quando la magistratura è ancora al lavoro. Ma qualche domanda la voglio fare. I voti vanno bene da qualunque parte provengano? Pacchetti di preferenze così ingenti in territori a rischio – e con partiti sempre più deboli e poco radicati – non meriterebbero una riflessione? Bastano i codici etici e i casellari giudiziari, o forse sarebbe necessario riattivare le antenne che abbiamo perso, evitando di delegare ai tribunali la selezione che invece dovrebbero fare i partiti?

Questo mi pare il punto, il cuore di una questione morale gigantesca che sta uccidendo la speranza di un’alternativa nel Mezzogiorno di Italia. Quando si allenta la tensione, quando si pensa di essere invincibili, quando si attutiscono le differenze politiche in nome di un trasformismo patologico, succedono queste cose qui. E la prima vittima si chiama democrazia.

[ssba]
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