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06/05/2014 La mozione SEL per il contrasto alla violenza sui minori

 

MOZIONE

La Camera,

premesso che:

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 1989, ratificata dal nostro Paese con la Legge 176/91, sancisce il diritto del bambino e dell’adolescente di essere protetto da tutte le forme di violenza;

 

la tematica relativa alla violenza sui minori, a livello internazionale, di recente è stata trattata nel Rapporto sulla violenza contro l’infanzia nel mondo, pubblicato dal Rappresentante Speciale per le violenze contro i minorenni del Segretario Generale delle Nazioni Unite nell’ottobre 2013; il Rapporto sottolinea la necessità di politiche “solide” finalizzate alla prevenzione e al contrasto di tali violenze, nonché  dell’impunità;

 

come precedenti documenti ONU – quali il Commento Generale n. 8 del Comitato ONU sui diritti dell’infanzia sul diritto dei bambini alla protezione dalle punizioni corporali e da altro trattamento crudele o degradante nei loro confronti ed il Commento Generale n. 13 sul diritto dei bambini alla protezione da ogni forma di violenza – anche l’ultimo Rapporto evidenzia la necessità di assicurare una raccolta di dati sistematica e una continua ricerca sul fenomeno della violenza e degli abusi sui bambini;

 

in relazione a tale aspetto l’Italia è stata anche richiamata dal Comitato ONU nelle sue raccomandazioni: nel nostro Paese ancora oggi non esiste un sistema informativo per la raccolta dati, istituzionale ed omogeneo su tutto il territorio nazionale, su tutte le forme di violenza nei confronti dei minorenni e, di conseguenza, di un adeguato sistema di monitoraggio. Ciò non solo impedisce di conoscere a fondo per prevenire e contrastare con strumenti appropriati il fenomeno, ma ostacola la comprensione di come si posizioni il nostro Paese rispetto al quadro europeo ed internazionale;

 

un primo intervento concreto degli Stati membri dell’Unione europea al fine di contrastare il dilagare dei delitti inerenti la sfera sessuale della persona è da ricondursi all’Azione Comune n. 97/154/GAI adottata dal Consiglio d’Europa il 24 febbraio 1997, per la lotta contro la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini, non più in vigore in quanto abrogata dalla decisione-quadro 2004/68/GAI del 22 dicembre 2003, poi sostituita dalla direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori;

 

come noto, fra gli atti comunitari più incisivi e recenti in materia, figura  la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei minori dallo sfruttamento e dall’abuso sessuale, fatta  a Lanzarote  il 25 ottobre 2007, in base alla quale i Paesi aderenti si impegnano a rafforzare la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, adottando criteri e misure comuni sia per la prevenzione del fenomeno, sia per il perseguimento dei sexual offenders, nonché per la tutela delle vittime. Le principali disposizioni concernono lo “Statuto” del minore –testimone, la posizione della vittima nel procedimento, la necessità che l’avvio e la prosecuzione delle indagini avvenga senza ritardi ingiustificati e senza ostacoli (rappresentati dalle condizioni di procedibilità o dall’intervento della prescrizione e la possibilità per i servizi investigativi di identificare le vittime mediante disamina del materiale pedopornografico (fotografie, registrazioni audiovisive, ecc.);
considerato che:

 

i dati del Dossier Pedofilia, a cura di “Telefono Azzurro” nella terza Giornata Nazionale contro la Pedofilia e la Pedopornografia, evidenziano poche denunce e ancora troppi casi che rimangono nel silenzio;

per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, una fonte di dati interessanti è rappresentata dal Dipartimento per i diritti e le pari opportunità (DDPO) della Presidenza del Consiglio dei ministri. I dati raccolti dal DDPO evidenziano che i minorenni oggetto di sfruttamento sessuale sono in netta minoranza rispetto al numero delle persone adulte, ma sono in progressivo aumento negli anni;

 

la Terza Relazione annuale al Parlamento dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza, presentata in data 10 aprile 2014, evidenzia che sul tema del maltrattamento, della violenza e dell’abuso sui minorenni, nel periodo 2012/2013, l’organizzazione Terre des Hommes ed il Coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia (CISMAI) hanno realizzato una prima esperienza pilota, dalla quale è emerso che <<ben 100.000 bambine e bambini (pari allo 0,98 % della popolazione minorile) sono presi in carico ogni anno dai servizi sociali italiani esclusivamente per maltrattamento e abuso. Se ad essi si aggiungono i casi di minorenni maltrattati presi in carico per altre cause, si sale a 150.000.>>;

 

nel dicembre 2013, inoltre, l’Autorità garante ha assicurato “la partecipazione agli Stati Generali sul maltrattamento all’infanzia in Italia organizzato dal CISMAI, che ha evidenziato come il fenomeno sia ancora largamente sommerso e quali siano le conseguenze del circolo vizioso dei tagli ai servizi per la prevenzione e protezione dei bambini maltrattati. Altri elementi di interesse per l’Autorità, emersi nel corso della Conferenza, sono la necessità di sviluppare servizi per la prevenzione e l’intervento precoce della violenza sui bambini, nonché l’impatto che ha sui bambini assistere ad episodi di violenza domestica, la cosiddetta “violenza assistita”.>>;

 

molte delle violenze consumate ai danni di bambini e adolescenti rimangono impunite sia perché certe forme di comportamenti abusanti sono considerate da essi stessi pratiche accettabili, sia per la mancanza di meccanismi di denuncia a loro misura; ne consegue che l’effettiva inclusione dei bambini e degli adolescenti nelle misure di protezione richiede che essi stessi siano informati sul loro diritto di essere ascoltati, che crescano liberi da tutte le forme di violenza fisica e psicologica e che sia stabilito un facile accesso a luoghi (fisici o virtuali) e a persone alle quali poter riferire in maniera sicura e confidenziale;

i provvedimenti legislativi sulla materia, approvati a partire dal 1996 dall’Italia (quali la legge n. 66 del 1996 «Norme contro la violenza sessuale» e la legge n. 269 del 1998 «Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale, quali nuove forme di riduzione in schiavitu’») con un impianto innovativo, anche se perfettibile, hanno predisposto gli strumenti normativi per un’efficace azione di contrasto di questi reati, ma hanno riguardato prevalentemente l’intervento penale, nell’illusione che fosse risolutivo introdurre nuove fattispecie di reati e innalzare il livello delle pene;

 

la normativa europea sul tema propone i principi generali per prevenire e combattere gli abusi, proteggere i diritti dei bambini vittime e promuovere la cooperazione internazionale in due direzioni: sicuramente il completamento del sistema di protezione penale ma, soprattutto, le attività di prevenzione, di protezione, di presa in carico e di cura svolte attraverso modalità integrate dai diversi soggetti, enti e professioni coinvolti;

 

la creazione di una cultura di prevenzione deve costituire l’obiettivo primario nella lotta alla pedofilia. Le vittime devono essere aiutate a parlare, superando timore e vergogna, genitori e insegnanti formati a riconoscere correttamente i fattori di rischio e i primi segnali di un disagio;

sulla violenza a danno dei minori, possono incidere fortemente anche dinamiche quali l’esclusione sociale, l’emarginazione e l’aumento del disagio e della povertà conseguenti alla crisi economica in atto. Come noto, in Italia gli indici della diseguaglianza sono in peggioramento, e con essi anche quelli della povertà;

negli ultimi anni il reddito delle famiglie degli adolescenti in stato di povertà assoluta è diminuito del 31 %. Nel nostro Paese, quasi il 29% di bambini sotto i 6 anni vive ai limiti della povertà, tanto che l’Italia è al 21° posto in Ue per rischio povertà ed esclusione sociale fra i minori di età 0-6 anni e il 23,7% vive in stato di deprivazione materiale. Ancora, il nostro Paese è al 22° posto per quanto riguarda il basso livello d’istruzione, per dispersione scolastica;

l’ estrema carenza di risorse dedicate all’infanzia, si manifesta anche nel mancato finanziamento dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, regolato dal DPR 103/2007, dunque non in grado di poter svolgere i suoi compiti istituzionali. L’Osservatorio ha il compito di: a) predisporre ogni due anni il Piano Nazionale di azione e d’interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, con l’obiettivo di conferire priorità ai programmi riferiti ai minori e rafforzare la cooperazione per lo sviluppo dell’infanzia nel mondo; b) predisporre, sempre ogni due anni, la Relazione sulla condizione dell’infanzia in Italia e sull’attuazione dei relativi diritti; c) redigere, ogni cinque anni, lo schema del rapporto del Governo all’ONU sull’applicazione della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989;

 

impegna il Governo:

a predisporre un sistema informativo istituzionale ed omogeneo sull’intero territorio nazionale  in relazione a tutte le forme di violenza  nei confronti dei minori, nonché un adeguato sistema di monitoraggio;

ad intervenire normativamente per un’attuazione puntuale ed esaustiva dei principi stabiliti nella Convenzione fatta a Lanzarote in data 25.10.2007 sul terreno del contrasto alla violenza nei confronti dei minori, all’abuso sessuale e all’adescamento per il mezzo della rete internet;

ad inserire al primo posto nella strategia della lotta alla criminalità organizzata quei fenomeni criminali che quotidianamente sfruttano e violano i diritti di persone ridotte in schiavitù, in particolare delle bambine e dei bambini utilizzati per il mercato dei minori volto alla prostituzione ed alla pornografia infantile;

ad intensificare le forme di cooperazione internazionale multilaterale e bilaterale per stabilire regole comuni e migliorare la cooperazione giudiziaria al fine di rendere più efficace la lotta contro le organizzazioni criminali internazionali dedite a forme di sfruttamento sessuale dei bambini;

a valutare, insieme al Parlamento, la necessità di apportare opportune modifiche al codice di procedura penale, in modo da permettere tutti gli strumenti investigativi necessari per il complesso dei reati connessi allo sfruttamento sessuale;

ad inserire il contrasto al maltrattamento nell’ambito delle politiche del diritto alla salute e a finanziare progetti di formazione e informazione per costituire, attraverso la rete nazionale dei consultori familiari, i pediatri di base, i medici scolastici – dopo un’opportuna azione di aggiornamento professionale di tutti gli operatori – una fitta rete di prevenzione in grado sia di tutelare i bambini e le bambine da eventuali situazioni di rischio, sia di cogliere precocemente i segnali di disagio e turbamento derivanti dall’esposizione a pressioni o attenzioni pedofile nell’ambiente familiare e/o sociale;

a destinare risorse all’aumento e alla riqualificazione degli organici dei servizi sociali ed educativi deputati alla presa in carico e alla tutela dei minori vittime di violenza, anche tenendo conto delle particolari esigenze dei minori stranieri, nelle fasi di rilevazione e protezione, favorendo l’accesso ai servizi e l’introduzione di mediatori culturali;

a favorire, con il consenso del condannato per reato di pedofilia in danno di minore, o su richiesta di chi tema di compierlo, il trattamento psicoterapeutico nelle strutture adeguate, utilizzando le somme del fondo di cui all’articolo 17, comma 2 della legge n. 269 del 1998;

ad avviare progetti mirati finalizzati a sostenere bambine/i e adolescenti che assistono a violenze in ambito familiare;

a provvedere allo stanziamento dei fondi indispensabili al funzionamento dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, e conseguentemente a varare il Piano nazionale per l’infanzia;

a provvedere ad un coordinamento delle competenze istituzionali sull’infanzia e l’adolescenza, attualmente eccessivamente frammentate, al fine di consentire un’azione realmente efficace delle politiche sulla materia.

NICCHI, PIAZZONI, MIGLIORE, DI SALVO, FRATOIANNI, NARDI, COSTANTINO, LACQUANITI, BORDO

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