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13/05/2016 Krško, quella vecchia centrale nucleare a pochi passi dall’Italia

La risposta del governo alla mia interpellanza sui rischi connessi sulla vicinanza del nostro Paese alla centrale nucleare slovena di Krško non solo è insoddisfacente ma è davvero preoccupante. Nel quarantennale del devastante terremoto del Friuli Venezia Giulia, è impossibile non riproporre la questione della pericolosità sismica dell’area e dei livelli di rischio derivanti dalla presenza di una centrale nucleare a poca distanza dai nostri confini. La centrale Krško-1 (e, tanto più, un secondo impianto ancora più potente in quell’area), costituisce oggettivamente un pericolo per l’Italia, della cui entità il nostro Paese deve essere consapevole. Pericolo assolutamente non preso in considerazione dal governo.

Gli eventi sismici degli anni scorsi, con epicentro a pochi chilometri dalla centrale nucleare slovena di Krško, hanno fortemente allarmato la popolazione locale. La centrale la cui costruzione risale al 1982 si trova a soli 125 chilometri dal confine italiano, su un sito attraversato da una faglia attiva e collocato proprio sulla traiettoria dei venti dominanti che soffiano verso il nostro Paese. Non vogliamo una centrale nucleare a poca distanza dai nostri confini e il nostro Paese deve chiedere al governo sloveno estrema chiarezza. L’Italia ha detto “no” al nucleare e non possiamo pensare, invece, di sostenere una centrale nucleare a mezzo passo dal nostro confine tanto più che a proposito dell’elettrodotto di Terna, quell’elettrodotto è proprio finalizzato a questo. Quindi è palese la connessione tra l’Accordo sulla centrale nucleare della Slovenia e l’importazione in Italia di quell’energia prodotta in Slovenia. È inutile continuare a fare tanti proclami in giro per il mondo sulla promozione delle rinnovabili quando, invece, si vuole continuare a raccogliere energia prodotta dalle centrali nucleari. L’Italia apra un tavolo di interlocuzione con la Slovenia per trovare un comune accordo e avviare una progressiva chiusura dell’impianto di Krško piuttosto che estenderne la licenza operativa o, peggio ancora, raddoppiarlo. Gli impianti più vecchi e rischiosi, come la centrale di Krsko, devono essere chiusi immediatamente. La nube tossica non conosce confini politici.

La progressiva eliminazione del nucleare combinata con misure di efficienza energetica e sviluppo di fonti rinnovabili rimane l’opzione più sicura e al passo con le sfide che ci impongono i mutamenti climatici e gli accordi della COP 21 di Parigi. È questo che pretendiamo dal nostro Paese.

[ssba]
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