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20/02/2015 ISIS, il nemico che abbiamo contribuito a creare

Dopo vent’anni di guerra al terrorismo il mondo è un luogo più sicuro? È questa la domanda a cui dovremmo rispondere prima di lanciarci in nuove avventure belliche. E siccome la risposta è negativa forse dovremmo cominciare a riflettere sul fatto che lo strumento della guerra non è la soluzione, bensì la benzina sul fuoco del terrore e dell’odio.
Combattere l’ISIS sul suo terreno vuol dire proporre al mondo arabo una via d’uscita dal cono del terrore e non condannarlo ad essere vittima eterna del Califfato.
Per questo dobbiamo usare le armi della politica per sostenere la nascita di un governo di unità nazionale in Libia a cui offrire tutto il sostegno per sconfiggere il terrorismo e ricostruire uno stato democratico e libero.
Il resto è solo la retorica dell’interventismo che oggi, come in un passato che speravamo non tornasse, serve a costruire sulla paura un mercato di morte, quello delle armi.
L’ISIS è il frutto avvelenato della politica estera occidentale degli ultimi venti anni, è figlio della guerra in Iraq come di quella in Libia. Fino a quando non ci renderemo conto di questo continueremo a combattere nemici che noi stessi abbiamo creato.

[ssba]
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