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15/04/2015 Il bonus DEF di Renzi, l’isola che non c’è

Con una sospetta puntualità, appena Renzi ha twittato un presunto bonus di 1, 6 miliardi di euro dal DEF, tutti hanno cercato di impegnare quel “tesoretto”: per estendere ai poveri gli 80 euro, per i pensionati, per gli esodati, per gli asili nido, per le partite Iva e via discorrendo. Quei soldi in verità equivalgono allo 0,1% di deficit che il governo ha deciso di utilizzare fissando il deficit al 2,6%. Insomma il Governo usa la flessibilità concessa dalla UE, vista la distanza dal 3%. Il deficit tendenziale dell’Italia sarebbe quest’anno al 2,5%, il Governo lo “peggiora” portandolo al 2,6% liberando risorse pari ad un decimo di punto di deficit. Analogamente nel 2016 il deficit scenderebbe all’1,4%, ma il Governo lo aumenta all’1,8% che equivale a 6,5 miliardi di euro.

Naturalmente queste previsioni si basano su un aumento del PIL italiano nel 2015 dello 0,7% e nel 2016 dell’1,4%, e sulla conferma degli attuali positivi tassi di interesse, del deprezzamento dell’euro, del quantitative easing, del basso prezzo del petrolio, della spending review, delle privatizzazioni, e della riduzione delle public utility da 8 mila a mille. Sullo sfondo resta la minaccia rinviata al 2016 delle clausole di salvaguardia di 16 miliardi di euro, che se non rimosse costringerebbero l’Italia ad un aumento della pressione fiscale dell’IVA e delle accise che sarebbe una mazzata mortale ai consumi e all’economia.

Insomma non si capisce il motivo di tanta euforia, visto che Renzi sta solo nascondendo la polvere sotto il tappeto, con la nota capacità di comunicazione grazie alla complicità consapevole di giornali e televisioni. I fondamentali della economia italiana sono purtroppo sempre preoccupanti: la disoccupazione continua a crescere, la ripresa economica è ancora un miraggio, il paesaggio economico e sociale dell’Italia è come se avesse subito un terremoto mentre la ricostruzione non parte. Occorrerebbe ben altro coraggio rispetto alla Unione Europea per uscire dalle politiche dell’austerità imboccando con decisione e risorse massicce la via degli investimenti e della crescita. Altro che 0.1% del deficit! Ma come per Don Abbondio, il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare. Le “libertà” che Renzi si prende dalla gabbia dell’Eurozona sono dei palliativi: è come se volesse curare un tumore con delle aspirine.

Come ha giustamente sostenuto Stefano Fassina su “Il manifesto”, appare ormai evidente che nell’orizzonte mercantilista dell’Eurozona, non sono ammesse politiche alternative da parte dei governi nazionali. La linea dell’Eurozona a dominanza tedesca prevede la regola aurea della stabilità dei prezzi e la svalutazione del lavoro. Ciò contrasta con la nostra Costituzione che fonda la democrazia sul lavoro e sulla sua valorizzazione. Le regole europee e l’ordinamento costituzionale della Repubblica Italiana dicono cose radicalmente diverse, e chi persegue da anni la linea dell’austerità sta tradendo la Costituzione Italiana, che per me viene prima, molto prima della BCE e della UE.

Per questo è ora di prendere atto che la favola degli Stati Uniti d’Europa non esiste più. Il vergognoso trattamento riservato al popolo greco e al suo legittimo e democratico governo dovrebbe spingerci tutti a uscire dalle Colonne d’Ercole di una falsa e fallimentare idea dell’Europa. Un’idea che a livello economico ha partorito l’austerità mentre a livello democratico tollera il ritorno a regimi autoritari in vari Paesi orientali.

[ssba]
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