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05/02/2014 I nuovi italiani nel film “La mia classe” di Mastrandrea. Un mondo entrato nel film e un film uscito nel mondo

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E’ un invito a guardare, osservare e a sforzarsi di non “proseguir veloci” La mia classe. Il film è stato diretto da Daniele Gaglianone, prodotto da Gianluca Arcopinto e presentato all’ultima Mostra di Venezia. Un solo attore professionista, bravo più che mai, Valerio Mastrandrea; tutti gli altri sono protagonisti di se stessi, ragazzi provenienti da varie parti del mondo e che vogliono, qui in Italia, imparare l’Italiano. Come tutti i film che possono dare una risposta di senso alla nostra vita, La mia classe ha trovato difficoltà di distribuzione e oggi solo grazie alla Pablo inizia a circolare nelle sale, in un modo quasi clandestino, con il passa parola. Le grandi catene di distribuzione hanno nelle loro mani il destino del successo di un film. E questo è un film che non avrà successo, ma è da vedere, e quindi se vi capita di incrociarlo sul vostro cammino, avvicinatevi, annusatelo, ascoltatelo, guardatelo e cercate poi di non proseguir veloci. Ci parla direttamente e narra della nostra esistenza ai tempi della Bossi–Fini e di uomini e donne che attraversano il mondo per vivere, viverlo, e spesso non sono felici di farlo ma devono. E se fossero costretti a ritornare indietro: “Se mi rimandano nel mio paese, io mi faccio morto da solo” recita nel film Issa, il ragazzo egiziano. Nella finzione cinematografica, e anche nella realtà, che irrompe prepotentemente nel film. Perché la storia di questi ragazzi è un vissuto vero, e Gaglianone decide di raccontarla filmarla e farcela vedere, così come avviene. La mia Classe diviene così un interessante esperimento innovativo di “dentro fuori”. Di verità e finzione che s’intrecciano, e si condizionano. Un film iper-realista, ma non un documentario. Una forma poetica alta, una poesia che scaturisce dalle storie che raccontano i ragazzi, poesie dure che spaccano i vetri della nostra coscienza di occidentali, bianchi e benestanti nonostante questa terribile crisi. Mastrandrea è bravo, recitando e donando contemporaneamente la sua umanità a questo lavoro. Gaglianone con questo film scrive un manifesto politico, in cui c’è una sceneggiatura flessibile, che si modifica con gli eventi. Come aiuto si è scelto il bravo Davide Zurolo, che compare nelle riprese come molti dei tecnici e lo stesso regista. Non si tratta di citazioni alla Tarantino o alla Hitchcock. Sono loro stessi che si filmano nella realtà. La mia Classe non ha colonna sonora ma si possono sentire le note de “L’autostrada” di Daniele Silvestri, bella e poetica canzone e forse anche un invito una volta usciti dalla sala a guardare con un occhio diverso le storie dei migranti che incrociamo nel nostro viaggio.

[ssba]
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