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19/10/2016 Foodora, un’altra vergogna lavorativa creata dal Jobs Act

Non siamo soddisfatti della risposta del governo al nostro Question Time sui lavoratori Foodora, entrati in agitazione dopo il drastico taglio delle retribuzioni.

In Francia e in Germania la stessa Foodora paga 7 euro all’ora i suoi corrieri contro i 2,70 a consegna percepiti dai colleghi italiani. C’è un’operazione di dumping salariale che le leggi italiane e questo governo stanno consentendo e che pagano i lavoratori.

Aspettiamo che gli ispettori ci dicano se ci sono state violazioni di legge, ma temiamo che Foodora abbia potuto utilizzare il Jobs Act che consente un uso disinvolto dei co.co.co. Non si può allora dare certo la colpa all’Europa, perché per i co.co.co. è stato creato un buco legislativo dove Foodora si è prontamente infilata. Quello che serve è una legge che garantisca diritti di associazione, perché è inaccettabile che si chiami “disattivazione di una app” quello che è un licenziamento e lo si trasformi in una serrata, vietata dalle leggi italiane. Un altro guaio creato dal Jobs Act.

La cena di ieri a Washington non l’hanno portata i lavoratori di Foodora, ma loro erano parte di quel menù. Anche perché l’adesione acritica del governo Renzi al modello sociale e del lavoro nordamericano nega i diritti dei lavoratori e rischia di cancellare quello che è un patrimonio italiano ed europeo di tutela del diritto del lavoro.

Quel diritto del lavoro di cui si fa ben altro uso, visto che ad esempio a Palazzo Chigi ci sono 300 collaboratori con stipendi che arrivano fino a 150 mila euro: praticamente, mentre fanno finta di chiudere il Senato, ne hanno aperto un altro, di loro fiducia, a Palazzo Chigi.

[ssba]
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