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03/04/2015 Finanziamento pubblico ai partiti, stop ai soldi dalle imprese

Nel nostro Paese è talmente radicato il fenomeno corruttivo da rendere necessario eliminare anche solo il sospetto che possa sussistere un rapporto fra dazioni di denaro a partiti e ottenimento di appalti o di concessioni pubblici. Per tali motivi si ritiene, dunque, assolutamente necessario prevedere il divieto di qualsiasi rapporto tra soggetti economici che prestino la loro attività nell’ambito della pubblica amministrazione e della politica, in qualsiasi forma quest’ultima sia organizzata.
Nel febbraio scorso abbiamo presentato una proposta di legge alla Camera (primi firmatari Paglia, Scotto, Costantino, Melilla, Zaccagnini) per tornare al finanziamento pubblico e trasparente della politica, vietando ogni contributo di aziende.
Nella proposta è vietato il finanziamento diretto o indiretto da parte di persone fisiche o giuridiche che abbiano in essere concessioni dello Stato, delle regioni, degli enti locali, di enti pubblici ovvero di società a partecipazione pubblica diretta o indiretta a partiti e movimenti politici; a chi ricopra, o abbia ricoperto nei dieci anni precedenti, cariche elettive o di nomina politica in comuni, province o regioni, o chi sia membro del governo, o lo sia stato nei precedenti dieci anni; alle fondazioni o altri enti collegati a soggetti politici.
Il divieto si applica anche alle persone fisiche o giuridiche che abbiano rapporti di appaltatori o di subappaltatori.

(Qui il testo integrale della proposta: http://www.camera.it/leg17/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=17&codice=17PDL0029430&back_to=)

[ssba]
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