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07/07/2014 F35: un altro incidente. Un motivo in più per rinunciarvi. Leggi l’intervista a Giulio Marcon

bianiNODO
In un’intervista di qualche mese fa non aveva esitato a definirli dei «bidoni». A maggior ragione ora, dopo l’ultimo incidente che ha interessato i cacciabombardieri F-35, torna all’attacco. Giulio Marcon, deputato Sel e fondatore della campagna Sbilanciamoci!, si batte da sempre per la cancellazione del programma Joint Strike Fighter.

Commentando la moratoria agli acquisti approvata di recente in Commissione Difesa, Marcon ricorda che «già a giugno di un anno fa il Parlamento si era espresso per la sospensione degli acquisti. Peccato che tra settembre 2013 e marzo 2014 il Governo abbia violato la mozione, concludendo contratti per sei velivoli. L’Italia non aveva nessun obbligo verso la Lockheed Martin e già allora ci si sarebbe benissimo potuti fermare. Insomma, l’ennesima occasione persa».

Anche sull’approvazione del Libro Bianco, testo proposto dall’Esecutivo e poi approvato dalle Camere, l’Onorevole è critico. «A differenza di quanto avviene per le Leggi, il Libro Bianco non può essere corretto dal Parlamento con emendamenti. Sarà insomma un prendere o lasciare, a scatola chiusa. Inoltre non dimentichiamo che si tratta di un testo di indirizzo, nel quale la questione degli F-35 sarà posta insieme a mille altre: non è certo lo strumento migliore per intervenire su un argomento così delicato».

Piuttosto Marcon guarda al 29 luglio, quando, «grazie all’iniziativa di Sel, la Camera discuterà una nuova mozione sulla cancellazione del programma F-35. Ci auguriamo sia uno stimolo al dibattito e un pungolo per il Governo».

Diversa la posizione di Gian Piero Scanu, capogruppo Pd in Commisione Difesa alla Camera. «La centralità del Parlamento non verrà assolutamente messa in discussione. Anzi, il Libro Bianco sarà l’occasione per dar seguito alle istanze che il Pd sostiene e porta avanti da tempo: arriveremo a un dimezzamento del programma e porteremo la spesa da 12 a 6 miliardi di Euro. Su questo punto confidiamo nell’impegno comune di Parlamento e Governo».

Il documento approvato il 7 maggio in Commissione arriverà in aula a fine luglio. «ma posso confermare – dichiara Scanu – che la moratoria è in atto già da ora. La settimana scorsa sono stati portati a termine i pagamenti dei primi e finora unici 6 aerei (quelli già previsti dai precedenti contratti, ndr) e la ministra della Difesa Roberta Pinotti ha espresso il suo esplicito e doveroso impegno a non andare oltre».

Tutto fermo, dunque? «Da tempo il Pd aveva evidenziato la necessità di sospendere gli acquisti, visti i problemi tecnici segnalati dal Pentagono. Gli ultimi incidenti non fanno che rafforzare questa posizione. Solo se dagli Stati Uniti dovessero arrivare le debite rassicurazioni, si potrebbe valutare una ripresa degli ordini. Ripresa, lo ripeto, comunque solo parziale, poiché puntiamo al dimezzamento dell’intero programma».

Se nelle aule parlamentari si accende il dibattito, tante sono le organizzazioni che si mobilitano, chiedendo meno aerei d’attacco e più equità sociale. In queste ore la campagna “Taglia le ali alle armi”, cui si deve un prezioso lavoro di ricerca e informazione, ha diffuso un comunicato dal titolo emblematico: “F-35 a terra: cosa aspetta il Governo a cancellarli?”.

Le tante ragioni del dissenso al programma Joint Strike Fighter vengono riassunte in 10 argomenti, corrispondenti ad altrettanti avverbi: 1. eticamente, 2. costituzionalmente, 3. economicamente, 4. socialmente, 5. tecnologicamente, 6. politicamente, 7. industrialmente, 8. occupazionalmente, 9. militarmente, 10. strategicamente.

La Campagna sollecita un confronto urgente col premier Renzi e la ministra Pinotti. «Rispondendo a una nostra richiesta fatta nei mesi scorsi – precisa Francesco Vignarca, coordinatore Rete Italiana Disarmo – la ministra Pinotti, pur dichiarandosi disponibile a incontrarci, aveva giustamente anteposto la necessità di riferire in Parlamento circa gli F-35. Ora, terminata questa fase, ci aspettiamo che mantenga l’impegno».

Tutti i cittadini, comunque, sono invitati a far sentire la loro voce, anche attraverso i social network: l’hashtag di riferimento è #F35diteciperché. Il testo dell’appello è disponibile sul sito www.disarmo.org/nof35 «Di fronte a un disastro politico, prima ancora che militare, è necessario riscoprire il buon senso». Così si esprime Flavio Lotti, coordinatore Tavola della Pace, altra storica voce impegnata contro gli armamenti. «L’F-35 è il sistema d’arma più “sfortunato” che l’industria bellica abbia mai prodotto: un dato ormai inoppugnabile, con cui anche i più bellicosi tra i nostri politici dovranno fare i conti. Questo ulteriore fallimento sarà l’occasione per cercare di persuadere chi ancora vuole tenere la testa sotto la sabbia».

I momenti non mancheranno: «La più grande mobilitazione che abbiamo in programma è una nuova marcia per la pace Perugia-Assisi», annuncia Lotti. L’appuntamento è per domenica 19 ottobre, ma il lavoro è già iniziato da tempo: «i mesi precedenti alla marcia sono fondamentali, perché è in questa fase che vengono coinvolte e sensibilizzate tante persone, comunità e istituzioni».

Intervista di Lorenzo Montanaro su Famiglia Cristiana

 

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