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21/06/2016 Ericsson, prima si chiedono finanziamenti, poi si fanno gli esuberi

Ho depositato oggi alla Camera un’interrogazione per chiedere al Ministero dello Sviluppo economico di chiarire se sono stati erogati fondi alla multinazionale svedese che qualche giorno fa ha annunciato 385 esuberi su scala nazionale e 140 su Genova. Trovo inaccettabile il comportamento di Ericsson che oggi comunica di non voler partecipare all’incontro organizzato al MISE perché non la ritiene la sede opportuna per discutere dell’attuale situazione di crisi, però invece va benissimo quando si tratta di chiedere finanziamenti.

Dopo l’annuncio dell’ennesimo piano lacrime e sangue che penalizza soprattutto Genova – di fatto la città che ha subito più tagli: da 1100 lavoratori si arriva oggi a 600 circa – è evidente la mancanza di volontà da parte dell’azienda di affrontare la situazione. Nel 2012 era stato firmato un Accordo di programma tra Ericsson, Regione Liguria, Comune e Provincia di Genova, insieme con i Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Istruzione, che prevedeva un finanziamento complessivo di 41,9 milioni di euro (24 milioni del MIUR, 6,9 milioni del MISE, e 11 milioni di Regione Liguria). I fondi sarebbero stati erogati a fronte di progetti di ricerca, ma dopo che nel 2014 la stessa azienda ha bloccato i progetti, non è chiaro se i finanziamenti siano stati erogati comunque.

Oggi Ericsson è interessata a partecipare al progetto della Banda ultra larga che prevede da parte del governo forti investimenti, e certamente ne ha le competenze, soprattutto i lavoratori delle sedi di Genova e Pisa. Non si capisce quindi per quali ragioni da una parte dichiara di volere rimanere un player nazionale nell’ambito delle telecomunicazioni mentre annuncia esuberi per 385 lavoratori!

Per quanto riguarda invece il parco scientifico degli Erzelli e le ultime polemiche, ribadisco l’importanza di un progetto che può essere di rilancio della città, a condizione che l’università ne diventi protagonista, si creino le condizioni per attirare nuove imprese con incentivi e che il governo eserciti il ruolo fondamentale di controllo. L’esecutivo sta facendo infatti investimenti ingenti nello sviluppo del parchi scientifici, penso a quello di Milano e naturalmente agli Erzelli, ma è necessaria un’azione anche di controllo affinché i finanziamenti erogati siano usati non solo per fare progetti di ricerca ma anche per favorire l’occupazione, e questo accade se si crea un legame virtuoso tra scienza, impresa e realtà locali.

Il dubbio è che spesso non funzioni così e a perderci sono i lavoratori in primis e la città, sempre più povera di giovani e di opportunità lavorative.

(In allegato il Int_Ericsson2 della mia interrogazione)

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