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11/10/2013 Chiamiamola con con il suo vero nome: controriforma della Sanità

ospedale

La strada principale proposta dal Governo con la sua nota di aggiornamento al Documento economico-finanziario (DEF 2013), per rendere sostenibile il nostro Servizio sanitario nazionale è allarmante. Si fonda su nuova governance della sanità finalizzata a garantire prestazioni non incondizionate, rivolte principalmente a chi ne ha effettivamente bisogno.

La domanda immediata è: a cosa devono essere condizionate le cure, e poi chi ha effettivamente bisogno di esse? SEL è favorevole soltanto a una selezione in nome dell’appropriatezza, delle prestazioni, della lotta agli sprechi e alla corruzione. Nel DEF si legge che il sistema sanitario dovrà essere sempre più selettivo, che vadano ridisegnati i contorni dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) con l’adozione dell’approccio del cosiddetto Health Technology Assessment (HTA), scelta che in un contesto di annoso definanziamento della sanità pubblica produrrà conseguenze devastanti.

Difatti, a milioni rinunciano a curarsi per motivi economici. Per effetto dei tagli lineari e del continuo aumento dei ticket il diritto alla salute rischia sempre di più di non essere garantito, soprattutto in alcune regioni e per certe fasce di popolazione.

Si tratta di una penosa ingiustizia che nega anche la possibilità di uno sviluppo sociale futuro: sanità e assistenza sono preziosi investimenti per creare buona occupazione e sostenere la ripresa economica, al di la’ di qualsiasi fascinazione per le politiche di austerity.

I dati presentati dal DEF parlano di una spesa sanitaria a legislazione vigente per gli anni 2012/2017 che passa dal 7,1% del PIL del 2013 e del 2014, al 6,8% per il 2016, e al 6,7% del PIL per il 2017. Una forte riduzione della spesa sanitaria per i prossimi anni che si aggiunge ad anni e anni di tagli lineari già maturati

Dal IX rapporto Ceis (Centre for economic and international studies) dell’Università di Roma Tor Vergata dal titolo “Crisi economica e sanità” emerge un calo degli investimenti, solo nel pubblico però. Conferma che, considerando sia la componente pubblica che privata, la spesa sanitaria In Italia è ormai tra le più basse d’Europa: quasi il 24% in meno rispetto alla media dell’Europa a 15, in sostanza la “vecchia” Europa.

Il nostro Servizio sanitario in questi anni ha già dato, e non può sopportare ulteriori tagli e definanziamenti, pena l’impossibilità di garantire i livelli di assistenza e quindi l’accesso alle prestazioni sanitarie.

Le necessarie risorse da “liberare” al fine di un corretto finanziamento, si devono trovare in gran parte da una vera lotta alla corruzione, alle diseconomie e agli sprechi piuttosto che con una riduzione dei diritti e dell’universalismo e nei tagli lineari che da anni stanno interessando il sistema nazionale.

Infine, il Governo Letta nasconde un autentico allarme dietro a un’ipocrisia: il DEF  sottolinea come “si renda necessaria una riorganizzazione del livello assistenziale ospedaliero, sul presupposto di un adeguato trasferimento di attività a livello territoriale e quindi una rimodulazione e di un potenziamento della rete dei servizi territoriali”.

Dichiarazioni senz’altro giuste e condivisibili, ma che se non finanziate con adeguate risorse, rimangono poco più che buone intenzioni: come si fa a tagliare risorse e proporre contestualmente un potenziamento dell’assistenza socio-sanitaria territoriale?

E’ invece necessario investire adeguatamente sulla prevenzione, l’assistenza domiciliare e territoriale, e sulla razionalizzazione delle reti ospedaliere, nella consapevolezza che questi ambiti possono consentire nel prossimo futuro importanti risparmi al SSN, oltre che evidenti benefici alla collettività.

La politica dei tagli lineari si è tradotta in un’autentica controriforma della sanità, che nei fatti significa:

  • un problema di costituzionalità perché riscrive peggiorandolo l’art 32;
  • la negazione del diritto alla salute uguale per tutti, quindi l’universalismo delle cure;
  • il superamento del sistema solidaristico, quindi della fiscalizzazione (tutele in proporzione ai bisogni pagate in proporzione al reddito)

Pur non trattandosi di una questione secondaria, in Parlamento la sanità non è in nessuna agenda, abbandonata all’incuria, alla superficialità, all’incompetenza, alla insensibilità. La politica nel suo complesso ha bucato una grossa questione etica, sociale, economica non cogliendo la possibilità di una alleanza trasversale. La controriforma di Letta oggi rappresenta la più grande contraddizione etico-sociale del Pd, tra il gruppo dirigente che tace e gli iscritti che difendono il servizio pubblico, l’universalismo, la solidarietà, i diritti. Di fronte a questo scenario sarebbe responsabile, giusto e saggio che almeno le opposizioni si informassero per aggiornare le loro lacunose posizioni politiche. E’ bene sapere che la controriforma di Letta non è solo il prodotto di un liberismo di ritorno (lo stesso che continua a mettere i bastoni tra le ruote di Obama e che non ha mai sopportato si spendessero così tanti soldi pubblici per la salute delle persone) ma è soprattutto un gigantesco affare speculativo. I dati ci dicono che almeno un quarto della spesa sanitaria complessiva è a carico delle famiglie, che sono 30 i miliardi di spesa sanitaria privata causata dalle restrizioni di questi anni al servizio pubblico. Sui quali, lo dice Confindustria, bisogna mettere le mani.

L’88% di questa spesa, causata nel tempo da diritti perduti, è priva di intermediazione finanziaria, cioè è pagata al privato direttamente dal cittadino. L’obiettivo vero della controriforma Letta non è la bufala della sostenibilità della spesa sanitaria (in Italia è la più bassa d’Europa), ma è sostituire con i fondi integrativi il terzo pagante pubblico con il terzo pagante privato. Per fare questa operazione Letta prevede di ridurre ulteriormente le garanzie ai cittadini per privatizzare ancora di più, superando gli oltre 30 miliardi di consumi sanitari privati già disponibili. Si tratta di un’operazione non meno rilevante della controriforma sulle pensioni. Forse proprio per questo è il silenziatore a regnare sovrano, anche in un Parlamento impegnato a discutere la fiducia al Governo.

Nella foto: Panorama da un letto d’ospedale 

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