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21/04/2016 Acqua pubblica, il bene comune tradito dal PD

Rendere nuovamente pubblico il servizio idrico: questa la volontà popolare, l’obiettivo del Forum nazionale dei movimenti per l’acqua e l’intento di 125 deputati che hanno redatto il testo originario del progetto di legge. Il voto di oggi è stato distorto e mutilato dal Partito Democratico, che non solo non ha avuto nemmeno il pudore di presentare un proprio disegno di legge, ma ha vanificato persino il lavoro di quei deputati PD che avevano fatto parte del Gruppo interparlamentare e che sono stati firmatari della proposta per garantire al popolo sovrano l’acqua bene comune.

L’intervento demolitore del governo e della maggioranza, emendamento su emendamento, rende questo strumento legislativo inutile a garantire che nessuno possa lucrare sulla gestione dell’acqua. Ma la risorsa idrica, per essere considerata veramente un bene comune e un diritto umano universale, deve essere gestita da un ente pubblico. Pubblico vuol dire dei cittadini, delle comunità locali, non certo delle società di capitale quotate in borsa.

È evidente quale sia il modello di Stato che ispira questo governo: una suddivisione in settori dove la gestione di tutto è delegata alle S.p.a., dove tutto diventa merce, dove la gestione dell’acqua invece di essere un servizio pubblico locale “privo di rilevanza economica”, come avevamo scritto nel progetto originario, è diventata un servizio pubblico locale di interesse economico generale. Parole che evocano immediatamente il meccanismo delle compensazioni o delle royalties elargite dai concessionari che si prendono i beni della collettività, ci lucrano sopra e concedono le briciole ai cittadini.

[ssba]
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