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19/02/2014 A 30 anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer

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A 30 anni dalla morte di Enrico Berlinguer permangono nella vita politica odierna temi strategici che lui pose con forza:

a) la necessità del dialogo sino al compromesso possibile tra le forze politiche nell’interesse nazionale;

b) il nuovo rapporto tra sud e nord del mondo nel quadro di una visione internazionale multipolare, di disarmo, di pace e di contrasto della povertà, che lo avvicinò a grandi personalità del socialismo come Brandt, Palme, Mitterand;

c) la questione morale e la riforma dei partiti per affermare il legame profondo tra politica ed etica e la legittimazione popolare della democrazia (in questo fu profetico se pensiamo ai mali del sistema dei partiti di oggi);

d) l’austerità non come mero strumento di politica economica, ma come mezzo per superare un sistema sociale basato su sprechi, sperperi, corruzione e consumismo: “l’austerità per Berlinguer significa rigore, efficienza, giustizia”.

Berlinguer dirigeva un partito di massa , con 1 milione e 700 mila iscritti e 12 milioni di voti; è stato amato non solo dal suo popolo, ma ben oltre i suoi confini politici. Eppure non era un tribuno, né aveva propensioni carismatiche, anzi appariva timido, schivo, gentile. La sua serietà era colta come schiettezza, onestà, sobrietà, fedeltà ai suoi ideali e agli impegni che assumeva nell’interesse delle classi subalterne e del Paese. Solo Sandro Pertini forse fu amato dal popolo italiano come lui.

Ma Berlinguer era anche un capo di partito che avanzava con coraggio proposte politiche nette e divisive, talmente forti che anche tanti anni dopo la sua morte, la grande giornalista Miriam Mafai scrisse un saggio dal titolo famoso: “Dimenticare Berlinguer”.  Nella sinistra post-comunista infatti i suoi massimi leader per molti anni acconsentirono a rappresentare Berlinguer come un settario, un moralista, quasi un frate zoccolante.Era una ingenerosa caricatura che la storia ha corretto in quanto strumentale alla ricerca di una ambigua legittimazione del PDS-DS dai poteri forti del Paese. Era un volersi liberare della zavorra comunista buttando bambino e acqua sporca.

Ormai la ricerca storica ha acclarato che Berlinguer primeggia nella politica italiana come un grande uomo di Stato pur non avendo mai avuto rilevanti incarichi di governo o istituzionali. In questo rappresenta il primato della politica, quella vera, che nasce dalla combinazione magica della professionalità con la passione, dell’onestà con l’empatia popolare.

Immagine dall’archivio fotogratico del quotidiano L’Unità

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